Storia critica del pensiero filosofico 5

barzaghi

Pubblico gli appunti personali della quinta lezione di “Storia critica del pensiero filosofico” di Giuseppe Barzaghi.

*Con Socrate iniziamo degli autori un po’ più grandi.
*Come i sofisti, Socrate vuole parlare dell’uomo e non del cosmo, perché ne abbiamo più certezza. Però supera il relativismo dei sofisti: la centralità del discorso sull’uomo implica la certezza su cosa è l’uomo. Ma la sua rivoluzione riguarda: cosa è centrale nell’uomo? I fisici dicevano che l’uomo aveva in sé l’arché: aria, acqua ecc, oppure si diceva che l’uomo è un demone decaduto (come diceva la religiosità orfica). Socrate invece dice che l’essenza dell’uomo è l’anima: psiché, che coincide con l’io pensante, cioè colui che agisce moralmente. Questa è la novità: il centro dell’uomo non è un elemento inconsapevole (aria ecc) ma l’io-penso. Questa impostazione è così rivoluzionaria che, ogni volta che nella storia della filosofia si trova qualcuno che descrive l’uomo in questi termini (io pensante, deliberante ecc), viene definito “socratico”. Esiste addirittura un socratismo cristiano: ci sono santi o dottori di spiritualità che insistono che il primo dato è conoscere se stessi, come Santa Caterina da Siena (l’anima deve conoscere se stessa) o Agostino. Storicamente siamo sicuri che questa idea viene da Socrate, ma poi non sappiamo se gli sviluppi appartengono a Socrate o Platone, perché Socrate non ha scritto nulla.
*In Socrate c’è il piano teoretico (le certezze sull’uomo) e il piano etico (come comportarsi).
*Socrate si pronuncia anche sulla realtà in termini teologici (importante perché da questo deriva come comportarsi). Siccome il centro è l’uomo, l’uomo si interroga sul senso delle cose. Questo senso esiste solo se esiste un’intelligenza divina che controlla tutte le cose. Se non esistesse l’intelligenza divina, saremmo sicuri che il senso non c’è, perché tutto sarebbe casuale. Se non si ha una direzione (il fine) nulla può avere un senso. Non ha senso dire “voglio andare”; devi sapere dove vuoi andare, cioè devi avere un fine. Per sapere se un’azione è bene o male, devo inquadrarla nella totalità di un senso. Da Senofonte sappiamo che Socrate si è pronunciato sull’esistenza di Dio con delle prove di tipo teleologico: siccome rintracciamo una finalità nelle cose, allora esiste un’intelligenza divina.
*L’anima (io-pensante) sta al corpo come Dio (io-pensante) sta al mondo. Come l’anima governa il corpo umano, così Dio governa il corpo cosmico.
*In tutta la filosofia greca, Dio è l’intelligenza che governa il cosmo, ma la natura del cosmo non dipende dall’intelligenza divina. Socrate dice che le finalità nel cosmo dipendono dall’intelligenza, ma non capisce (come poi farà il cristianesimo) che ciò avviene perché il cosmo dipende dall’intelligenza. Nella grecità c’è quindi sempre un dualismo tra Dio e mondo: la finalità del mondo dipende dall’intelligenza divina, ma non si capisce da dove viene l’esserci del mondo. Lo stesso dualismo si ritrova nell’antropologia: per Socrate (e Platone) l’uomo non è l’insieme di anima e di corpo, ma è unicamente l’anima (l’io-pensante); il corpo è un suo strumento (percepito negativamente); non si capisce perché il corpo è appiccicato all’anima. Lo stesso avviene in cosmologia: non si capisce perché c’è il mondo. Il teorema di creazione portato dal cristianesimo risolverà questo errore: bisogna riportare tutto all’intero, all’unico; non può esserci un dualismo; i greci lasciavano fuori dall’intero la materia (anche Agostino in parte farà questo errore, essendo un socratico cristiano), non riuscendo ad integrarla nel tutto.
*L’etica socratica è eudaimonistica = della felicità. L’uomo cerca la sua felicità e quello è il suo fine. Il contenuto di questa felicità è l’autarchia: essere signore di se stesso. Infatti, la felicità massima è la felicità del Dio; ma Dio non dipende da nessuno, dunque la felicità massima non dipende da nessuno. Per essere autarchici serve encrateia (autodominio) e eleuteria (libertà dalle proprie passioni). Secondo Socrate, basta che non desideri niente e sarai contento. Un altro elementi tipico di Socrate è che la virtù è data dalla scienza: chi conosce è virtuoso; chi è infelice è colui che non sa. Basta sapere per essere felici e buoni. L’infelicità è dovuta all’ignoranza. L’etica socratica è dunque un’etica intellettualista. La volontà conta poco, perché segue subito l’intelligenza. Questo è sbagliato, perché l’esperienza comune ci dice che non basta sapere cosa bisognerebbe fare, visto che talvolta facciamo il contrario anche sapendolo.
*Il metodo per arrivare alla conoscenza è di tipo dialogico. Socrate dialoga con i propri interlocutore, e questo è il suo metodo. C’è il momento distruttivo e poi quello costruttivo. In quello distruttivo c’è l’ironia socratica, in cui Socrate dice di non sapere (e dice che l’interlocutore sa) e smantella tutti i tentativi dell’altro (le idee false). Poi fa partorire le idee vere nell’interlocutore. Siccome è la levatrice che fa nascere, allora il suo metodo viene detto maieutico.
*Mentre la dialettica nei sofisti era solo distruttiva, in Socrate è anche costruttiva: si fa nascere il vero. Non c’è più il relativimo.
*San Tommaso diceva che è profittevole anche il confronto con l’errore, perché se sappiamo cosa è sbagliato, più facilmente sappiamo cosa è vero. Bacone diceva che “citius emergit veritas ex errore, quam ex confusione”: se le cose sono confuse non capisco cosa è vero e cosa è falso; ma se son sicuro che qualcosa è falso, il suo opposto è sicuramente vero.
*Socrate ebbe diversi discepoli: i socratici minori (deviano dalla dottrina di Socrate, senza ottenere nuovi sistemi) e i maggiori (come Platone, che crea un nuovo sistema organico). I minori accentuano solo una parte di quel che diceva Socrate; sono Antistene di Atene, Aristippo di Cirene, Fedone di Elide, Euclide di Megara. Questi 4 danno origine a 4 scuole socratiche minori, dalle quali sorgeranno più tardi le scuole ellenistiche: stoicismo, epicureismo, eclettismo, scetticismo. Antistene (scuola cinica) sottolinea l’aspetto etico della dottrina socratica; è una forma più radicale dell’autarchia (si deve rinunciare perfino alla conoscenza, mentre per Socrate no), e è simile agli stoici. Aristippo sottolinea l’eudaimonia, considerando che ciascuno ha una misura personale del piacere, e quindi non può essere elaborata universalmente ma va calcolato (da qui sorgerà l’epicureismo). Fedone non ha creato una scuola importante. Euclide (non è il matematico) è importante perché da lì nasce una scuola, che per esempio comprenderà Eubulide (celebre per il sillogismo del mentitore: io sto mentendo), Diodoro Crono.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *