Storia critica del pensiero filosofico 4

barzaghi

Pubblico gli appunti personali della quarta lezione di “Storia critica del pensiero filosofico” di Giuseppe Barzaghi.

*Per Parmenide l’arché è l’essere. Però non è un principio, perché per principio si intende ciò da cui nasce qualcosa, mentre dall’essere non nasce nulla, altrimenti sarebbe già.
*Parmenide capisce che il basso è, l’alto è, il caldo è, il freddo è. Quindi non sono opposti, perché sono tutti essere. L’unico nemico sarebbe il non-essere, che però non esiste. Quindi tutto è uno e immutabile.
*Chi c’è c’è e chi non c’è non c’è. Il principio di Parmenide è già chiaro ai bambini.
*Il registratore, per essere registratore, non è l’orecchio. Quindi il registratore non-è. Ma il non-essere non esiste, quindi la molteplicità non esiste. Tutto è uno.
*Melisso, partendo da Parmenide e Zenone, dice che l’essere è sempre stato. Ma allora non ha un principio. E sempre sarà, quindi non ha un termine. Dunque è infinito. Ma allora è uno solo, perché non si possono dare due infiniti: uno limiterebbe l’altro, e quindi non sarebbe solo uno.
*Melisso aggiunge che: se il molteplice potesse darsi, si dovrebbe dare nel rispetto della legge della immutabilità e della indivisibilità tipica dell’essere parmenideo. Da qui nasceranno i pluralisti, che dicono che ogni entità della molteplicità è in se stessa immutabile ed eterna. Basta moltiplicare l’essere di Parmenide.
*Questi pluralisti fanno un passo indietro rispetto a Parmenide, perché non parlano più dell’essere, ma degli opposti (caldo-freddo ecc). Il primo di questi è Empedocle. Lui dice che esistono gli elementi fondamentali già descritti dagli autori precedenti: aria, acqua, terra e fuoco. Ciascuno di essi è immutabile. Però c’è una legge di conflitto, determinata dai due opposti radicali amore-odio, che li fa muovere. L’amore li unisce (producendo il cosmo), l’odio li separa (distruggendo il cosmo). Dal punto di vista dell’antropologia, Empedocle dice che la conoscenza è la percezione del simile. Noi conosciamo cosa è la terra perché in noi c’è la terra; conosciamo cosa è il fuoco perché in noi c’è il fuoco ecc. La conoscenza avviene per assimilazione: l’aria in noi conosce l’aria fuori di noi ecc. Il proverbio dice che chi si assomiglia si piglia (proprio perché hanno qualcosa in comune). Inoltre crede incoerentemente all’anima immortale, a causa della religione orfica.
*Altri pluralisti sono Anassagora e gli atomisti. Anassagora è importante, perché ritroviamo il suo principio “tutto è in tutto e ogni cosa è in ogni cosa” in san Paolo, in Cusano, in Leibniz, nella dialettica. Anassagora dice che le cose hanno dei semi inalterabili (nella linea dell’essere parmenideo). Sono omeomerie: le metà sono sempre uguali all’intero. Però questi semi sono pilotati da una intelligenza divina, che combinandoli costituisce il cosmo. Intuisce l’esistenza di un’intelligenza divina. Inoltre dice che il tutto è in tutto e ogni singola cosa è nelle altre singole cose. San Paolo dirà la stessa cosa, precisando che il vero arché (che è tutto in tutti) è Cristo, ma per sapere questo occorre una Rivelazione. Al tutto non può sfuggire qualcosa, perché in tal caso il tutto non sarebbe più tutto, ma gli mancherebbe quel qualcosa. Quindi tutto è in tutto. Inoltre il tutto è in ogni cosa, poiché se non fosse così, le parti sarebbero diverse dal tutto, cioè le cose avrebbero qualcosa in più del tutto; invece, al tutto non sfugge neppure l’essere parte. Ricapitolando, ogni parte è dentro il tutto e contemparaneamente contiene in sé il tutto. Questa formula è estremamente rigorosa ed importante, quanto il principio di Parmenide. Anassagora è il pluralista più profondo: intuisce l’intelligenza divina, ha l’intuizione del seme (che poi sarà ripresa da Agostino, gli stoici e altri), ha la formula del tutto in tutto.
*Gli atomisti Leucippo e Democrito dicono che la realtà originaria è data dagli atomi indivisibili e immutabili in se stessi, ma sono tanti; gli atomi danno origine casualmente alle diverse cose qualitativamente differenti. Gli atomi sono quantità. Il motivo del sorgere del cosmo non è più l’intelligenza ordinatrice o il conflitto amore-odio, ma il caso. Per questo gli atomisti sono considerati materialisti, però poi sono incongruenti perché dicono che l’anima è immortale, e questi elementi antropologici vengono dalla religiosità misterica.
*C’è un autore minore: Archelao di Atene. Era il maestro di Socrate. Fa parte dei “fisici eclettici”, cioè quei fisici che mescolano le idee dei fisici arcaici. Archelao mescola l’intelligenza infinita di Anassagora e l’aria infinita di Anassimene: ottiene che l’arché è l’aria come intelligenza infinita. Fisicizza l’idea di intelligenza. Il commediografo Aristofane ha scritto una commedia intitolata “Le nuvole”, in cui prende in giro Socrate (allievo di Archelao), descrivendolo appeso a una cesta, legata con delle corde al soffitto, ma il soffitto a un’apertura da cui si possono vedere le nuvole; Socrate risponde a tutte le domande guardando le nuvole, cioè l’aria intelligente, come diceva il suo maestro.
*Dopo questi autori termina la fase cosmologico-fisicistica, e inizia la fase antropologica: sofisti e Socrate, che cominciano a parlare dell’uomo, e quindi nascono concetti come “cultura”, “etica” ecc.
*Dobbiamo ringraziare i sofisti perché fanno vedere che i primi fisici dicevano tutte cose diverse tra loro. Allora i sofisti concludono che le cose del mondo sono troppo lontane da noi per poterle conoscere, però noi ci conosciamo guardando dentro noi stessi. Allora la filosofia non studia più il cosmo ma l’uomo. Così nasce l’idea di “cultura”, come “coltivazione” dell’uomo. Nella mentalità arcaica, gli uomini si distinguevano per nascita e la nobiltà dipendeva dal sangue; i sofisti invece dicono che bisogna sostituire questa idea di nobiltà dell’uomo a partire da qualcosa di esterno all’uomo (il sangue) con la nobiltà dell’uomo che è la sua virtù. Per virtù intendono l’abilità nell’uso della ragione e della parola. In questo possiamo coltivarci e migliorare. Nasce la scuola: se li paghi, ti dicono come ragionare ed esprimerti.
*Ci sono 3 fasce di sofisti: i primi grandi maestri della sofistica, gli eristi (o controversisti) e i sofisti politici (che sono quelli veramente deteriori).
*I primi grandi sofisti erano Protagora, Gorgia, Prodico, Ippia, Antifonte.
*Protagora dice le opinioni degli uomini sono varie. Ciò su cui abbiamo potere è il controllo dell’opinione, e non le opinioni. Questo controllo dell’opinione è puramente formale. L’uomo è misura di tutte le cose. Questo significa che ogni uomo misura le cose diversamente, secondo la sua opinione. Tutto è relativo. Il metodo di Protagora è quello delle antilogie: l’opposizione dei discorsi. Esempi di antilogie sono: l’unione fa la forza e chi fa da sé fa per tre. Oppure: gallina vecchia fa buon brodo e meglio un uovo oggi che una gallina domani. Bisogna rendere forte l’alternativa più debole. E’ un fautore del relativismo (anche se rispetta i valori tradizionali, mentre mette in discussioni solo le discussioni particolari).
*Protagora è il sofista dialettico-forense, Gorgia è il sofista esteta. Infatti Gorgia ritiene che il discorso più forte non è quello che costringe logicamente, ma è quello più affascinante e persuadente. Gorgia capovolge il principio di Parmenide: l’essere non è (perché l’essere di cui parlano i fisici è contraddittorio: alcuni dicono che è molteplice, altri che è uno ecc, quindi questo essere di cui loro parlano non-è) e il non essere è; l’essere non è pensabile (infatti il mio pensiero può pensare il non-essere, come l’unicorno; ma se il mio pensiero pensa il non-essere, allora non può pensare l’essere, altrimenti sarebbe contraddittorio) né dicibile. Quindi parliamo solo del non-essere, cioè delle parole: Gorgia insegna quali parole devono essere usate per aumentare la potenza persuasiva del discorso. Nasce una estetica. Anche Gorgia resta comunque rispettoso dei principi morali.
*Prodico fa la sinonimica: lo studio dei sinonimi. Così si diventa abili a persuadere.
*I sofisti naturalisti sostengono l’opposizione tra physis e nomos. La prima è la natura comune a tutti gli uomini, mentre il nomos è la legge, varia da Stato a Stato (positiva). Dicono che gli uomini sono tutti uguali dal punto di vista della natura; si diversificano a partire da quella violenza che dipende dalle convinzioni politiche. I più forti determinano le leggi a loro favore, mentre la natura direbbe che tutti gli uomini hanno la stessa dignità.
*A partire da questi sofisti naturalisti nascono i sofisti politici, che ribaltano la frittata. Dicono che è vero che la natura che deve avere il primato. Ma siccome per natura non è vero che tutti gli uomini sono uguali: alcuni sono forti e altri deboli. Se dunque va favorita la natura, chi è più forte deve stabilire le leggi a suo vantaggio. Le leggi fatte dagli uomini deboli vanno smantellate, perché vogliono far venire il rimorso ai forti che sopprimono i deboli (sarà ripreso da Nietzsche). Si tratta di un sofisma perché i sofisti naturalisti si riferivano alla natura umana, mentre i sofisti politici la scambiano con la natura fisica (l’avere i muscoli ecc).

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