Il terremoto è colpa delle unioni civili?

cavalcoli

In questi giorni i media nazionali hanno parlato con insistenza di Radio Maria, accusandola di aver detto che i recenti terremoti sono un castigo con cui Dio ha voluto punire la legge sulle unioni civili. Come spesso accade, il 99% delle persone si è fermato a questo titolo roboante, ha sbeffeggiato Radio Maria e ha cambiato canale. Invece, è necessario ascoltare per intero l’intervento incriminato per capire che sono state dette delle cose un po’ diverse e molto più raffinate.

Vediamo dunque di elencare qualche punto fermo su questa vicenda e, più in generale, sul tema dei castighi divini:

  • Anzitutto, il fatto. Inizialmente sembrava che la dichiarazione incriminata fosse stata pronunciata dal solito padre Livio Fanzaga, che non è nuovo a casi di improvvisa gogna mediatica come questo. Poi però è emerso che l’autore della dichiarazione, per una volta, non era padre Livio, ma il noto teologo Giovanni Cavalcoli, che personalmente apprezzo molto.
  • Cominciamo da una considerazione politico-pubblicitaria. Io sono sempre più convinto che, da questo punto di vista, la Chiesa attuale viva un momento debole ed auto-lesionista. Ne è ennesima prova questa brillante idea di monsignor Becciu, sostituto alla Segreteria di Stato Vaticana, che si è bevuto la vulgata dei mass media e non ha esitato ad attaccare e sbeffeggiare pubblicamente Radio Maria ed il suo conduttore. E’ evidente che, quand’anche fosse stato detto qualcosa di realmente sbagliato, non era il caso di dare in pasto ai giornalisti temi delicati come questi, anche perché non ho mai visto una simile solerzia nei confronti degli eretici reali, ben più numerosi, che vanno in giro a propagare i loro errori, da Alberto Maggi a Vito Mancuso. Come controprova di quanto questo gesto sia stato un boomerang, basti vedere che la stessa Cirinnà ha ringraziato il Vaticano per questa presa di posizione. E se la Cirinnà è contenta, non è un segno buono.
  • Altra considerazione politica. E’ evidente che la condotta di Radio Maria nei confronti del povero conduttore è stata scorretta. Infatti, inizialmente hanno pubblicato la trascrizione integrale delle parole di Cavalcoli, che non dicono ciò che i media gli hanno imputato, e poi si sono accodati al linciaggio mediatico sospendendogli la trasmissione. Con ogni probabilità una decisione così eccessiva deriva da pressioni di qualche genere, anche perché bisognerebbe ricordare che posizioni simili (e anche meno prudenti) di quelle di Cavalcoli sono state espresse più volte dallo stesso padre Livio (per esempio sullo tsunami), direttore di Radio Maria, senza che ovviamente accadesse nulla.
  • Ai “teologi” progressisti, che subito hanno esultato dicendo che “il Vaticano richiama il medievale Cavalcoli”, va ricordato che essere richiamati da un segretario vaticano non ha alcun significato dottrinale, sebbene indichi lo stato di certe istituzioni vaticane. In materia di dottrina si può esprimere il Papa o la Congregazione per la dottrina della fede, non certo il primo segretario di Stato che passa. D’altronde, anche se i giornalisti lo ignorano, c’è una bella differenza tra Vaticano, CEI e Chiesa. Da questo punto di vista, Becciu è soltanto un insignificante esponente di una sedicente “Chiesa della misericordia”. Una misericordia che, a quanto pare, non perdona.
  • Terminate le considerazioni politiche, entriamo finalmente nel merito della questione. Come ho già detto, le parole reali di Cavalcoli sono molto più precise di quelle che gli sono state poi messe in bocca, tuttavia è innegabile che una persona intelligente come lui avrebbe dovuto prevedere polemiche di questo genere e dunque avrebbe dovuto pesare meglio le ultime frasi del suo intervento, che effettivamente possono essere interpretate in modo ambiguo da chi è in cattiva fede o, più semplicemente, non è in grado di comprenderle. Discorsi delicati come quelli sulla teodicea, sulla provvidenza divina, sul peccato, sulla permissione del male e sul castigo divino tramite la cause seconde, devono essere trattati nei luoghi consoni e nelle circostanze opportune, altrimenti generano comprensibili fastidi e soprattutto non vengono compresi. Per cui, non mi unisco all’insopportabile coro denigratorio, tuttavia rilevo che padre Cavalcoli è stato imprudente.
  • Veniamo finalmente al nocciolo teologico della questione. Il tema che padre Cavalcoli ha osato evocare in realtà non ha nulla di scandaloso, e anzi direi che, nella sua perfetta ortodossia, riguarda proprio l’essenza del cristianesimo, che è collegata con l’origine del male. E’ normalissima dottrina cattolica affermare che con la caduta del peccato originale il male è entrato nel mondo, e che tutta la natura geme assieme all’uomo finché non ci saranno cieli nuovi e terre nuove (Rm 8,19). Per cui, tutti i peccati (dei quali fa parte anche la legge sulle unioni civili, ed era questa la parentesi specificata da Cavalcoli, che i giornali si sono ben guardati dal notare) partecipano ontologicamente al peccato, che è causa del male. Ed è merito di Cavalcoli aver ricordato una verità che la modernità non vuole sentirsi dire, e cioè che non esistono peccati “privati” che non incidono sugli altri, ma ogni nostro peccato accresce l’impresa del Male sul mondo. Questa non è solo un’intuizione giudeo-cristiana, ma la si può anche riscontrare, in certo qual modo, nella nozione orientale di kharma. Restando in casa cattolica, vediamo cosa afferma il catechismo:
    272 La fede in Dio Padre onnipotente può essere messa alla prova dall’esperienza del male e della sofferenza. Talvolta Dio può sembrare assente ed incapace di impedire il male. Ora, Dio Padre ha rivelato nel modo più misterioso la sua onnipotenza nel volontario abbassamento e nella Risurrezione del Figlio suo, per mezzo dei quali ha vinto il male. Cristo crocifisso è quindi “potenza di Dio e sapienza di Dio. Perché ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini” (⇒ 1Cor 1,24-25). Nella Risurrezione e nella esaltazione di Cristo il Padre ha dispiegato “l’efficacia della sua forza” e ha manifestato “la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi credenti” (⇒ Ef 1,19-22).
    273 Soltanto la fede può aderire alle vie misteriose dell’onnipotenza di Dio. Per questa fede, ci si gloria delle proprie debolezze per attirare su di sé la potenza di Cristo [Cf ⇒ 2Cor 12,9; ⇒ Fil 4,13 ]. Di questa fede il supremo modello è la Vergine Maria: ella ha creduto che “nulla è impossibile a Dio” (⇒ Lc 1,37) e ha potuto magnificare il Signore: “Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e santo è il suo nome” (⇒ Lc 1,49).
    309 Se Dio Padre onnipotente, Creatore del mondo ordinato e buono, si prende cura di tutte le sue creature, perché esiste il male? A questo interrogativo tanto pressante quanto inevitabile, tanto doloroso quanto misterioso, nessuna rapida risposta potrà bastare. È l’insieme della fede cristiana che costituisce la risposta a tale questione: la bontà della creazione, il dramma del peccato, l’amore paziente di Dio che viene incontro all’uomo con le sue Alleanze, con l’Incarnazione redentrice del suo Figlio, con il dono dello Spirito, con il radunare la Chiesa, con la forza dei sacramenti, con la vocazione ad una vita felice, alla quale le creature libere sono invitate a dare il loro consenso, ma alla quale, per un mistero terribile, possono anche sottrarsi. Non c’è un punto del messaggio cristiano che non sia, per un certo aspetto, una risposta al problema del male .
    310 Ma perché Dio non ha creato un mondo a tal punto perfetto da non potervi essere alcun male? Nella sua infinita potenza, Dio potrebbe sempre creare qualcosa di migliore [Cf San Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, I, 25, 6]. Tuttavia, nella sua sapienza e nella sua bontà infinite, Dio ha liberamente voluto creare un mondo “in stato di via” verso la sua perfezione ultima. Questo divenire, nel disegno di Dio, comporta, con la comparsa di certi esseri la scomparsa di altri, con il più perfetto anche il meno perfetto, con le costruzioni della natura anche le distruzioni. Quindi, insieme con il bene fisico esiste anche il male fisico, finché la creazione non avrà raggiunto la sua perfezione [Cf San Tommaso d’Aquino, Summa contra gentiles, 3, 71].
    311 Gli angeli e gli uomini, creature intelligenti e libere, devono camminare verso il loro destino ultimo per una libera scelta e un amore di preferenza. Essi possono, quindi, deviare. In realtà, hanno peccato. È così che nel mondo è entrato il male morale, incommensurabilmente più grave del male fisico. Dio non è in alcun modo, né direttamente né indirettamente, la causa del male morale [Cf Sant’Agostino, De libero arbitrio, 1, 1, 1: PL 32, 1221-1223; San Tommaso d’Aquino, Summa teologiae, I-II, 79, 1]. Però, rispettando la libertà della sua creatura, lo permette e, misteriosamente, sa trarne il bene:
    Infatti Dio onnipotente. . ., essendo supremamente buono, non permetterebbe mai che un qualsiasi male esistesse nelle sue opere, se non fosse sufficientemente potente e buono da trarre dal male stesso il bene [Sant’Agostino, Enchiridion de fide, spe et caritate, 11, 3].
    312 Così, col tempo, si può scoprire che Dio, nella sua Provvidenza onnipotente, può trarre un bene dalle conseguenze di un male, anche morale, causato dalle sue creature: “Non siete stati voi”, dice Giuseppe ai suoi fratelli, “a mandarmi qui, ma Dio; . . . se voi avete pensato del male contro di me, Dio ha pensato di farlo servire a un bene. . . per far vivere un popolo numeroso” (⇒ Gen 45,8 ⇒ Gen 50,20) [Cf Tb 2,12-18 vulg]. Dal più grande male morale che mai sia stato commesso, il rifiuto e l’uccisione del Figlio di Dio, causata dal peccato di tutti gli uomini, Dio, con la sovrabbondanza della sua grazia, [Cf ⇒ Rm 5,20 ] ha tratto i più grandi beni: la glorificazione di Cristo e la nostra Redenzione. Con ciò, però, il male non diventa un bene.
  • Che ci sia un qualche legame tra peccato e male del mondo è, come dicevo, uno dei nodi essenziali del cristianesimo. Riporto qui sotto varie citazioni in proposito, non provenienti da pazzi eretici, ma da papi, santi, bibbia e rivelazioni private:
    Tobi rivolge un appello caloroso ai peccatori perché si convertano e operino la giustizia: è questa la via da imboccare per ritrovare l’amore divino che dà serenità e speranza (cfr v. 8).
    La stessa storia di Gerusalemme è una parabola che insegna a tutti la scelta da compiere. Dio ha castigato la città perché non poteva rimanere indifferente di fronte al male perpetrato dai suoi figli. Ma ora, vedendo che molti si sono convertiti e trasformati in figli giusti e fedeli, egli manifesterà ancora il suo amore misericordioso (cfr v. 10).
    Lungo tutto il Cantico del capitolo 13 di Tobia si ripete spesso questa convinzione: il Signore «castiga e usa misericordia… castiga per le vostre ingiustizie ma usa misericordia a tutti… ti ha castigata per le opere dei tuoi figli, e avrà ancora pietà per i figli dei giusti» (vv. 2.5.10). Dio ricorre al castigo come mezzo per richiamare sulla retta via i peccatori sordi ad altri richiami. L’ultima parola del Dio giusto resta tuttavia quella dell’amore e del perdono; il suo desiderio profondo è quello di poter riabbracciare i figli ribelli che tornano a lui con cuore pentito.” – San Giovanni Paolo II, Udienza generale 13 agosto 2003
    «Con questo intento e questo auspicio, la mia affettuosa benedizione vuol andare a tutte le categorie del popolo di Dio qui presenti: ai sacerdoti, affinché più che mai si dedichino al loro insostituibile ufficio di ministri della riconciliazione e del perdono. Ai cari seminaristi, perché a ciò si preparino con coscienza e impegno. […] Ai malati, perché non dimentichino mai l’importanza decisiva che ha l’offerta al Padre, in Cristo, della loro sofferenza per la remissione dei peccati del mondo, l’allontanamento dei castighi e il conseguimento della divina misericordia.» – San Giovanni Paolo II
    «La Quaresima ci invita a dolerci, sperando nella misericordia del Padre e facendo nostra l’opera redentrice del Figlio. Il dolore, allora, è mitigato dalla speranza che, ascoltando il Vangelo e compiendo opere di penitenza, otterremo il perdono divino e allontaneremo i meritati castighi. Li allontaneremo per noi e per il prossimo.»  – San Giovanni Paolo II
    Quando è tutto il popolo che pecca, la vendetta va fatta su tutto il popolo, come furono sommersi nel mar Rosso gli Egiziani che perseguitavano i figli d’Israele, e come furono colpiti in blocco gli abitanti di Sodoma; oppure va colpito un numero rilevante di persone, come avvenne nel castigo inflitto per l’adorazione del vitello d’oro“. – San Tommaso d’Aquino (cfr. Summa Theologica q. 108 a. 1 ad 5)
    «Dica loro, Padre, che molte volte la Santissima Vergine ha detto, ai miei cugini Francesco e Giacinta e a me, che molte nazioni scompariranno dalla faccia della terra. Ella ha detto che la Russia sarà lo strumento scelto dal Cielo per punire il mondo intero, se prima non otterremo la conversione di quella povera nazione.» – (Suor Lucia)
    “Figlia mia, mia novizia, ami il Signore? Se ami il signore ascolta quello che ho da dirti. E’ molto importante. Lo riferirai al tuo superiore.
    Molti uomini in questo mondo fanno soffrire il Signore. Io desidero anime che lo consolino per placare la collera del Padre Celeste. Desidero, con Mio Figlio, anime che dovranno riparare, per mezzo della loro sofferenza e della loro povertà, per i peccatori e gli ingrati.
    Affinché il mondo possa conoscere la Sua ira, il Padre Celeste si sta preparando a infliggere un grande Castigo su tutta l’umanità.
    Con Mio Figlio sono intervenuta tante volte per placare l’ira del Padre. Ho impedito l’arrivo di calamità offrendogli le sofferenze del Figlio sulla Croce, il Suo prezioso sangue e le anime dilette che Lo consolano formando una schiera di anime vittime. Preghiera, penitenza e sacrifici coraggiosi possono attenuare la collera del Padre. Io desidero anche questo dalla vostra comunità…che ami la povertà, che si santifichi e preghi in riparazione per l’ingratitudine e le offese di tanti uomini.
    Recitate la preghiera delle Serve dell’Eucarestia consapevoli del suo significato. Mettetela in pratica; offrite in riparazione per i peccati tutto ciò che Dio può mandare. Fai in modo che tutte si sforzino, secondo le capacità e la posizione, di offrirsi interamente al Signore.
    Anche in un istituto secolare la preghiera è necessaria. Già le anime che vogliono pregare stanno per essere radunate. Senza dare troppa importanza alla forma, siate fedeli e ferventi nella preghiera per consolare il Maestro (…)“. – Akita, Messaggio del 3 agosto 1973 della Beata Vergine Maria a suor Agnese Sasagawa
    Lo stesso Antico Testamento è intriso dell’azione pedagogica di Dio verso il suo popolo, dal diluvio universale a Sodoma e Gomorra.

    Anche la Madonna a La Salette si colloca in questa prospettiva quando afferma: «Se il raccolto va male, è soltanto per colpa vostra. Ve l’ho fatto vedere l’anno scorso con le patate; voi non ne avete fatto caso. Anzi, quando ne avete trovato guaste, voi imprecavate e intercalavate il nome di mio Figlio. Esse continueranno a marcire, e quest’anno a Natale non ve ne saranno più ».
    E’ dunque vero che sia la Bibbia che le rivelazioni private offrono esempi di connessioni causali tra peccati e castighi divini, tuttavia dobbiamo sempre usare prudenza nel trarre simili conclusioni (come peraltro esortava Cavalcoli), poiché noi non siamo né Dio, né Gesù, né Maria, e dunque conviene pensare più alla nostra conversione personale che non giocare al giudizio universale. Peraltro, in questo caso del terremoto stiamo parlando di un fenomeno che ha colpito persone di tutti i generi, idee ed età, e dunque non è sostenibile un collegamento diretto e causale tra legge sulle unioni civili e terremoto. Se Cavalcoli ritiene quest’ipotesi plausibile, semplicemente gli si deve rispondere che non è sostenibile teologicamente. Ma di qui a sbatterlo sulla gogna mediatica, come è successo, ce ne corre.
  • Ricordiamo poi le orazioni speciali in tempo di terremoto:*Oratio*

    Omnipotens sempiterne Deus, qui respicis terram et facis eam tremere: parce metuentibus, propitiare supplicibus; ut cuius iram terrae fundamenta concutientem expavimus clementiam contritiones eius sanantem iugiter sentiamus . Per Dominum nostrum Iesum Christum filium tuum

    Amen.

    O Dio onnipotente ed eterno il cui sguardo fa tremare la terra, perdona chi è nel timore, sii benigno con chi supplica, affinché, avendo paventato il tuo sdegno che scuote i cardini della terra, continuamente sperimentiamo la tua clemenza che ne ripara le rovine. Per il nostro Signore Gesù Cristo tuo figlio.

    Amen.

    *Secreta*

    Deus qui fundasti terram super stabilitatem suam, suspice oblationes et preces populi tui: ac trementis terrae periculis penitus amotis divinae tuae iracundiae terrores in humanae salutis remedia converte; ut, qui de terra sunt et in terram revertentur, gaudeant se fieri sancta conversatione caelestes. Per Dominum nostrum Jesum Christum, filium tuum.

    Amen.

    O Dio che hai formato e reso consistente la terra, accetta le offerte e le preghiere del tuo popolo; rimuovi completamente la minaccia del terremoto, muta la tua terrificante collera in rimedio per la salvezza degli uomini, affinché coloro che dalla terra vennero e ad essa ritorneranno, gioiscano al pensiero di poter divenire cittadini del cielo con una vita santa, Per il nostro Signore Gesù Cristo tuo Figlio.

    Amen.

    *Postcommunio*

    Tuere nos, Domine quaesumus, tua sancta sumentes: et terram, quam vidimus nostris iniquitatibus trementem, superno munere firma; ut mortalium corda cognoscant et te indignante talia flagella prodire et te miserante cessare. Per Dominum nostrum Iesum Christum, Filium tuum.

    Amen.

    Difendi, o Signore, noi che abbiamo ricevuto il santo sacramento e per celeste grazia rassoda la terra che a motivo dei nostri peccati, abbiamo visto sussultare, affinché i cuori degli uomini comprendano che tali flagelli vengano dal tuo sdegno e cessano per la tua misericordia. Per il nostro signore Gesù Cristo, tuo Figlio.

    Amen.

  • Qualcuno potrebbe associare questa vicenda a quella, molto simile, che aveva riguardato De Mattei, ma c’è una grandissima differenza tra le due dichiarazioni. Infatti, mentre Cavalcoli non imputa la responsabilità diretta a una categoria di peccatori, ma solo in quanto partecipazione al male che è origine di tutti i mali in linea con quel che insegna la Chiesa da sempre, De Mattei stabiliva una relazione causale diretta con un gruppo di peccatori. in contraddizione con la Parola stessa di Cristo quando commentò il crollo della torre di Siloë. Vediamo infatti di leggere il brano lucano, in cui Gesù stesso ci mostra in che senso un cristiano possa ricavare dalle catastrofi naturali e da altre tragedie umane un monito per la conversione:
    In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: “Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo”. (Lc 13,1-5)
    Leggiamo ora il commento di Ratzinger a questo brano:
    Nel brano del Vangelo odierno, Gesù viene interpellato circa alcuni fatti luttuosi: l’uccisione, all’interno del tempio, di alcuni Galilei per ordine di Ponzio Pilato e il crollo di una torre su alcuni passanti (cfr Lc 13,1-5). Di fronte alla facile conclusione di considerare il male come effetto della punizione divina, Gesù proclama l’innocenza di Dio, che è buono e non può volere il male, e mettendo in guardia dal pensare che le sventure siano l’effetto immediato delle colpe personali di chi le subisce, afferma: “Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo” (Lc 13,2-3). Gesù invita a fare una lettura diversa di quei fatti, collocandoli nella prospettiva della conversione: le sventure, gli eventi luttuosi, non devono suscitare in noi curiosità o ricerca di presunti colpevoli, ma devono rappresentare occasioni per riflettere, per vincere l’illusione di poter vivere senza Dio, e per rafforzare, con l’aiuto del Signore, l’impegno di cambiare vita. Di fronte al peccato, Dio si rivela pieno di misericordia e non manca di richiamare i peccatori ad evitare il male, a crescere nel suo amore e ad aiutare concretamente il prossimo in necessità, per vivere la gioia della grazia e non andare incontro alla morte eterna. Ma la possibilità di conversione esige che impariamo a leggere i fatti della vita nella prospettiva della fede, animati cioè dal santo timore di Dio. In presenza di sofferenze e lutti, vera saggezza è lasciarsi interpellare dalla precarietà dell’esistenza e leggere la storia umana con gli occhi di Dio, il quale, volendo sempre e solo il bene dei suoi figli, per un disegno imperscrutabile del suo amore, talora permette che siano provati dal dolore per condurli a un bene più grande.” (Angelus di Domenica 7 Marzo 2010)
  • Ritornando alle spropositate reazioni di Becciu e di certi vescovi che poi sono seguiti a ruota, si tratta ancora una volta dell’ermergere della poca profondità spirituale di certi ecclesiastici odierni. In altri tempi tempi si sarebbe detto che c’è un vero problema di mancanza di fede: l’incapacità di vedere quanto il “Male” sia male e quanto il peccato di ognuno e di tutti partecipi attivamente dello stesso “Male” con uno sguardo olistico e concreto, sembra indicare che queste persone non si rendono conto del significato e della necessità stessa del Sacrificio di Gesù Cristo nella profondità delle loro stesse anime. Il tutto resta a livello di idee: Cristo rimane un’idea, il peccato un’idea, la redenzione un’idea, il giudizio finale un’idea.

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