Se mi lasci ti cancello

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Forse ho visto questo film in un momento sbagliato, che mi ha portato a non valutarlo positivamente. Ripensandoci a mente fredda, però, è difficile recriminargli qualcosa. A parte, ovviamente, l’orrenda traduzione italiana del titolo, che dà l’impressione che si tratti di una commedia americana leggera. Al contrario, il titolo originale, “Eternal sunshine of the spotless mind”, è un verso di Alexander Pope, e rende molto più giustizia al film, tutto giocato sulla psicologia ma mai cervellotico.

Per certi aspetti, la trama ha delle somiglianze con Vanilla Sky, ma qui è tutto più normale e quotidiano, a partire dalla coppia dei protagonisti fino allo squallore dell’ambulatorio della clinica della mente, ben diverso dal lusso leccato della “Life Extension”.

La sceneggiatura ha vinto un Oscar, e certamente è una delle particolarità del film. Notevoli, però, sono anche il montaggio e la regia, che riescono a creare impressionanti e volute sensazioni di spaesamento nello spettatore, proprio come quelle provate dal protagonista durante il trattamento. Nonostante l’intreccio tortuoso di salti nel tempo che viene creato (simile a Memento), la storia risulta molto comprensibile. Gli effetti speciali nei film di Michel Gondry non sono quelli che solitamente vengono utilizzati nei film hollywoodiani, tuttavia si tratta di “illusioni ottiche”, ottenute dal regista utilizzando metodi artigianali. Bravi gli attori, compreso Carrey, che se la cava benissimo anche in ruoli non comici come questo. La fotografia è altrettanto ottima e basata sugli stati d’animo dei personaggi, dal momento che varia da immagini cupe e claustrofobiche ad immagini colorate e ampie. In fondo, la bellezza del film è tutta visiva, proprio per le sue immagini sensibili ed emozionanti, per le scene di ricordi felici che si sfaldano.

A parte l’ovvia interpretazione che il passato riaffiora sempre, specialmente quando riguarda i rapporti tra persone, mi vengono in mente due possibili chiavi di lettura del film, che forse sono lasciate volutamente aperte. La prima è positiva, ed è la forza dell’amore (quello vero, senza romanticismi), che permette ai due di darsi un appuntamento il giorno dopo, nonostante tutte le difficoltà e nonostante la cancellazione dei ricordi di Joel. La scena finale in cui lui risponde “ok” a Clementine è una dimostrazione di come sappiano entrambi che sono diversi, ma il ricordo della cancellazione li porterà ad accettare le differenze dell’altro. La seconda interpretazione è più negativa (direi alleniana), ed è l’inevitabilità, ma anche la dolorosità, dell’amore: una realtà di cui non possiamo fare a meno, anche a costo di commettere sempre gli stessi sbagli all’infinito.

Insomma, dovrei rivedere questo film per giudicarlo con più attenzione. Certamente fa parte di quei must che vanno visti, perché sono veri e propri cult, tant’è vero che perfino i Simpson lo hanno omaggiato nella puntata “Se mi ubriachi cancello i Simpson”.

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