Ontologia e metafisica

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Questo è il terzo volume dell’importante manuale di filosofia sistematica del grande Battista Mondin. Dopo averne letto vari libri, posso dire di avere con questo autore un rapporto di amore-odio. Amore, perché la sua cultura è vastissima, il suo schematismo è utile, i suoi giudizi sono intelligenti ed equilibrati. Odio, perché la sua tendenza alla semplificazione non fa giustizia alla profondità del suo pensiero e non aiuta l’intelligenza filosofica. Sicché leggere i suoi lavori può essere molto utile per chi si sta avvicinando per la prima volta a un argomento, per averne un’introduzione completa, ma al neofita rimarrà la sensazione di una carenza di argomentazioni rigorose. D’altro canto, anche l’esperto può trovare utilissimi i lavori di Mondin, per la sua abilità nel catalogare ottimamente tutto lo scibile che l’esperto già conosce approfonditamente, e dunque non corre il rischio che corre il neofita, cioè quello di pensare che le tesi di Mondin siano poco rigorose.

Questo volume non fa eccezione. Probabilmente, fra gli altri del suo manuale, è quello più originale e meglio riuscito. Mondin infatti si basa quasi interamente sul concetto intensivo di essere, che molti commentatori di san Tommaso non rilevano sufficientemente, limitandosi all’analisi della sua metafisica discendente, che in realtà ricalca in buona parte quella di Aristotele e Platone. Al contrario, Mondin mostra ottimamente che l’originalità dell’impianto tomistico sta proprio nella resolutio degli enti nel principio primo. E’ chiaro che un simile approccio non è semplicissimo per coloro che si avvicinano per la prima volta alla metafisica (e tutto sommato io mi metto in questa categoria), per i quali sarebbe più agevole una trattazione sull’esse commune, di stampo più classico (come fa per esempio Aniceto Molinaro nel suo “Metafisica. Corso sistematico”).

La seconda metà del manuale, dedicata alla “metafisica della persona”, mi ha stupito. Non conoscevo l’esistenza di questa disciplina, che secondo Mondin permette nuovamente di giungere alla Prima Persona, passando non più dagli enti ma dalle singole persone. Non conoscendo bene l’argomento, mi limito a registrare la mia impressione, e cioè che questa strada, se percorribile, è più ardua e complessa di quella “classica” ontologica. Anche in questo caso, le vie all’ascesa che propone Mondin sono molto suggestive e stimolanti, ma nei punti nevralgici appaiono poco rigorose, e sicuramente necessitano di trovare approfondimento in altri testi. Forse, la parte di analisi fenomenologica della persona è troppo lunga e fuori posto, per un trattato di metafisica; avrebbe trovato posto migliore (e probabilmente l’ha trovato) nel trattato di antropologia filosofica (il quinto volume).

Ancora più fuori posto mi è sembrato l’ultimo capitolo sull’assiologia. Molto interessante, certo, ma lo avrei trovato più appropriato nel sesto volume del manuale di Mondin, cioè quello dedicato all’etica e alla politica. Solo alla fine del capitolo si intuisce la sua rilevanza rispetto al tema trattato, dal momento che i valori vengono considerati dei trascendentali al pari degli altri… ma allora avrebbe avuto più senso parlarne brevemente nel capitolo sui trascendentali.

Utile e particolarmente pregnante (qui si intravede la profondità di Mondin, che nel resto del volume è in ombra) l’appendice finale, in cui vengono commentati alcuni tentativi metafisici recenti, mettendone in risalto pregi e difetti.

In conclusione, si tratta di un ottimo manuale, che certamente va affiancato ad altri, ma che non può mancare nella biblioteca minima dell’aspirante metafisico.

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